BADILISHA

STORIE DI DIPENDENZA E CAMBIAMENTO

Vogliamo raccontare il problematico mondo dell’alcolismo in Kenya attraverso la voce e le facce dei protagonisti: alcolisti ed ex alcolisti, ma anche mamme, padri, fratelli e sorelle, figli e figlie, colleghi di lavoro e vicini di casa..Perchè la dipendenza coinvolge tutte le relazioni attorno a cui ruota la vita della persona dipendente.
Sto perdendo tutto, stiamo perdendo tutti, ritrovarsi sono i tre capitoli di questo viaggio che è anche un percorso di consapevolezza, un cammino di rinascita, un’idea di comunità. Buone pratiche di prevenzione e gestione della problematica possono avere successo ed essere effettivamente riabilitative solo se ricadono su una comunità competente capace di dare accoglienza e sostegno.

In Kenya l’alcolismo è una piaga sociale.
Il 13% della popolazione nel paese infatti è consumatore abituale di alcol e il 2,4% ne è dipendente a fronte di una media africana di 1,4%.

Un viaggio nell’oscurità della mente e dei rapporti sociali, nella decadenza del corpo, dell’ambiente e dell’anima. In Kenya una piaga oscura, diffusa, quasi accettata si diffonde nella città di Nyahururu e nei piccoli villaggi limitrofi: la dipendenza da alcol e droga. Dalle case ai pub, dai centri di produzione del Chang’aa alle discariche, persone di tutte le classi sociali si inoltrano in questi labirinti di tentazioni, rapporti difficili e testimonianze toccanti. Il buio è onnipresente, la pazzia è a un solo passo. Qua e là qualche bagliore, in chi accetta di farsi aiutare sorge qualche speranza. La lotta si fa strada in se stessi. La luce è ancora lontanissima ma, tuttavia, appare, come aspettare la primavera a novembre.

CHANGA’A / KILL ME FAST

Changa’aa – uccidimi in fretta è un tradizionale distillato del Kenya, illegale fino al 2010, ricavato da miglio, mais e sorgo, che è diventato una delle piaghe del Paese, creando dipendenza nelle aree più povere.

Metanolo, acido delle batterie, benzina sono alcuni degli ingredienti che clandestinamente sono aggiunti per creare immediata dipendenza.
Sia a Nairobi che nella Rift Valley il Chang’aa viene prodotto in clandestinità. Quasi sempre sono le donne che gestiscono il business della produzione e della vendita.
Secondo il NACADA (National Authority for the Campaign Against Alcohol and Drug Abuse del Kenya), il 40% della popolazione di età compresa fra i 18 e i 65 anni fa uso di bevande alcoliche o sostanze stupefacenti.
Una media del 5% della popolazione è dipendente da Chang’aa, ovvero 2 milioni e mezzo di persone.

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Le conseguenze della dipendenza sono disastrose, fisicamente, psicologicamente e socialmente.
L’uso continuativo del Chang’aa provoca quasi subito la perdita di controllo del corpo, più a lungo termine cecità e problemi mentali.
A Nyahuru, una cittadina di 36000 abitanti della Rift Valley rurale, il Chang’aa viene prodotto in abitazioni isolate e utilizzato come merce di scambio. I problemi derivanti dall’uso del chang’aa mettono in serio pericolo la tenuta della comunità. Per acquistarlo, gli uomini offrono lavoro o prodotti delle campagne mentre le donne, spesso, il proprio corpo.
La dipendenza da Chang’aa è collegata spesso all’abuso di colla e altre sostanze, i cui effetti privano la persona di qualsiasi traccia di umanità. La bevanda, legale dal 2010 se prodotta da stabilimenti a norma di legge, ha una distribuzione clandestina del 70% nella capitale, a causa dell’alto costo di quelle prodotte legalmente
Gli ingredienti utilizzati sono perciò recuperati nelle discariche, economicamente più competitivi e decisivi nella dipendenza. In questo modo se uno shot legale costa circa 30 scellini, quello illegale ne costa 12, meno della metà. I centri di produzione corrispondono stesso ai luoghi di vendita e sono situati direttamente nelle abitazioni. E nelle abitazioni spesso i consumatori si concedono a incontri sessuali occasionali che contribuiscono alla diffusione dell’Hiv.
La produzione, il consumo e la dipendenza portano il 40% dei consumatori a perdere il lavoro e vivere di espedienti.

Sempre secondo il Nacada, a Nairobi almeno una persona su due dipendente da Chang’aa va incontro alla morte.

Il governo sta cercando di far fronte al problema. Sono numerosi i centri di riabilitazione che stanno nascendo nel Paese. I programmi previsti sono spesso inadeguati, dovuto alla scarsa informazione e all’inadeguatezza delle strutture e dei protocolli sanitari. Un programma di recupero completo da dipendenza, qualunque essa sia, viene stimato in 4 mesi, mentre esistono cicli più brevi della durata di 15 giorni.

VOLTI E STORIE DI DIPENDENZA

Isaiah Kagiri Waititu - La mia storia

Insegnante di geografia e business a Gatero

Quando entrai alla scuola superiore iniziai a bere chang’aa. Ho iniziato a vomitare sangue a causa degli effetti del chang’aa. Ho avuto allucinazioni. Un giorno sono andato dalla polizia dicendo che c’erano delle persone che volevano uccidermi. Con un mio amico una volta abbiamo bevuto molto chang’aa e iniziammo a rubare cibo dagli hotel. Le persone dell’hotel si sono molto arrabbiate ed è iniziata una lotta, così correndo verso il bus il mio amico è caduto e un altro autobus l’ha investito, uccidendolo.

Jacinta Wanjiku Kanyeki - La mia storia

Mamma di tre ragazzi e una ragazza

Ho iniziato a bere nel 1980 con il mio ragazzo dell’epoca. Quando mi ha lasciato ero già alcolizzata e ho iniziato a bere chang’aa che è molto economico. Quando ho avuto figli non ero in grado di prendermi cura di loro. Rubavo in casa per bere chang’aa e ho pensato di suicidarmi. Ho imparato come distillare il chang’aa quand’ero senza soldi per venderlo, anche se spesso lo bevevo tutto io. Sono in riabilitazione dal giugno del 2017.

Caroline Wambui Wanjiku - La mia storia

Figlia di Jacinta Wanjiku

Io e i miei fratelli siamo cresciuti con una madre alcolizzata che ci picchiava di continuo. Pur di scappare da lei mi sono sposata presto con un uomo che non volevo, rovinando il mio matrimonio. Mia madre mi insultava, mi diceva continuamente che non ero stata capace di tenermi il marito, così ha iniziato a picchiare anche i suoi nipoti e a minacciare di dare fuoco alle mie cose. Grazie al Saint Martin ora è in riabilitazione.

Peter Mushoni Nderitu - La mia storia

Padre di quattro figli

Ho iniziato a bere a 11 anni. Poi sono diventato anche tossicodipendente. Ho perso molti lavori a causa della mia dipendenza, tra cui quello di insegnante. Sognavo nani con grandi coltelli che mi inseguivano, di giorno vedevo mosche sulle mie gambe, vedevo e sentivo cose. Pensavo che i miei vicini fossero degli stregoni. Ero diventato paranoico e pensavo che mi volessero tutti uccidere. Grazie alla mia attuale moglie dal 2006 ho intrapreso un percorso di riabilitazione.

Martha Githinji - La mia storia

Moglie di Peter Mushoni Nderitu

Ho incontrato mio marito nel 2000. Mi sono accorta della sua dipendenza quando avevamo già il nostro primo figlio maschio. 

Me ne sono andata e tornata da casa molte volte.

Peter spendeva tutto in alcol. Pagavo anche i suoi debiti. Non aveva nessun rapporto con i nostri figli. Un giorno lo hanno arrestato e ho dovuto indebitarmi per convincere il poliziotto a rilasciarlo. Mi sono poi accorta che si erano messi d’accordo per dividersi i soldi. Sono andata a casa e ho fatto i bagagli. Ero incinta della nostra seconda figlia, che poi è nata in sua assenza.

Anthony Chege- La mia storia

Insegnante

Ho iniziato a bere Chang’aa e alcolici a 14 anni. Sono riuscito a farmi assumere come insegnante di scuola pubblica nascondendo la mia dipendenza.  Vomitavo sangue a letto con mia moglie. Varie volte ho tentato di ucciderla con un coltello. L’ultimo giorno che ho bevuto è stato il primo maggio 2017: sono andato a casa, ho bevuto del pesticida e volevo suicidarmi.

John Mwangi Kimwaki - La mia storia

Insegnante

Ho iniziato a bere nel novembre 1998 quando ero all’università. L’assenza cronica da scuola è aumentata al punto che ho rischiato più volte di perdere il lavoro. Ho perso o venduto più di 70 cellulari per riuscire a bere. Un giorno gli studenti mi trovarono steso a terra lungo il marciapiede, completamente fatto. Mi hanno portato dal Preside della scuola che mi ha obbligato ad entrare in un centro di riabilitazione.

John Ndegwa Muanu - La mia storia

Studente

Ho iniziato a bere e assumere droghe a 16 anni. Non sto andando a scuola perché sono in riabilitazione. Rubavo ai miei genitori. Esasperati mi hanno portato dalla polizia e ho promesso loro che avrei smesso. Il mio sogno è studiare medicina.

Lucy Waithira Wanjohi - La mia storia

Madre di 3 figli, vedova

I miei tre figli sono tutti alcolizzati e tossicodipendenti. La mia peggior esperienza è quella con mio figlio Kamau. Defecava e urinava ovunque dentro la sua casa. Ci minacciava, avevamo paura ad avvicinarci. Rifiutava il nostro cibo perché temeva volessimo fargli una stregoneria. Molti giorni ho preferito dormire fuori casa con i miei figli perchè mio marito era ubriaco e violento. Quando la situazione di Kamau è peggiorata e ho realizzato che era pericoloso per tutta la famiglia, ho chiesto aiuto al capo villaggio che mi ha messo in contatto con il Saint Martin che mi sta aiutando.

Monica Michuki - La mia storia

Volontaria del Saint Martin

Sono una volontaria della comunità che lavora con le dipendenze . Abbiamo lavorato con la comunità per mobilitare risorse per Kamau. Abbiamo coinvolto membri della comunità e delle differenti chiese. La prima raccolta fondi non è andata benissimo ma la seconda siamo stati in grado di raccogliere quanto richiesto per la riabilitazione di Kamau.

Keziah Wambui Kihara - La mia storia

Volontaria del Saint Martin

Ho saputo di Kamau da un membro della chiesa e così ho segnalato il caso al Saint Martin. La ragione che mi ha portato a diventare volontaria è perché ho figli, fratelli e vicini che bevono. Il nostro messaggio è che la dipendenza è una malattia. Solo attraverso la comunità si può fronteggiare questo problema.

Emma Kioko Muli - La mia storia

Sorella di Philemon

Philemon è mio fratello. Ho deciso di aiutarlo perchè lo amo e sto male se continua a bere. Ho saputo che mio fratello viveva in città e non aveva un tetto. Dormiva sotto le macchine o in case in costruzione a Nairobi e ho mandato qualcuno in cerca di lui. Ho incontrato dei volontari (del Saint Martin)e ho capito che anch’io sono fragile e l’alcolismo non è solo di mio fratello, anch’io ho le mie dipendenze. Ho iniziato a volergli bene.

Philemon Kioko Muli - La mia storia

Contadino

Ho iniziato a bere Chang’aa 25 anni fa. Un giorno mi son svegliato all’interno di una casa in costruzione, senza pantaloni, solo con scarpe e boxer.

Eunice Nyanjugu Mwangi - La mia storia

Madre di due bambini

Ho iniziato a bere nel 2011 perchè ero disperata. I giorni che ho iniziato sono stati i migliori della mia vita. Mi sentivo benissimo. Sono incapace di dar da mangiare ai miei figli. Posso bere qualsiasi tipo di bevanda alcolica basta che mi ubriachi. Spreco soldi, dormo fuori e spesso non so con chi.

Paul Gatundu Karinga - La mia storia

Coltivatore

Ho iniziato a bere per noia. Non c’erano soldi, e quando hai solo 50 o 100 scellini prendi i liquori economici, spesso illegali. Il chang’aa o altri liquori, tutta roba molto pericolosa.

Margaret Wanjugu Karinga - La mia storia

Madre di Paul Gatundu

Se n’è andato di casa quando ho provato a confiscargli il cellulare. Si poteva trovare nei posti più disparati. Indossava abiti sporchi e aveva i capelli arruffati, sembrava un pazzo. A volte stava a dormire sul ciglio della strada. Il problema maggiore è stato convincerlo ad entrare in un centro di disintossicazione, non riteneva di averne bisogno. Così ho chiesto aiuto al Saint Martin. Non è stato facile, abbiamo chiesto l’aiuto della polizia, gli agenti sono venuti in casa la mattina presto prima che si svegliasse. Fu arrestato e portato al centro di riabilitazione.

Charles Wanjohi - La mia storia

Dipendente presso la stazione degli autobus

A casa i miei genitori producevano chang’aa. Un giorno l’ho assaggiato e ho continuato, così sono diventato dipendente. Ho iniziato a bere nel 2000. Avevo 20 anni. Il bere ha distrutto la mia vita. La mia vita è un casino. Faccio fatica a smettere.  Ho iniziato ad avere attacchi epilettici, mi hanno licenziato e la mia compagna se ne è andata. Sto lottando per smettere di bere.

John Mburu Kariuki - La mia storia

Sposato, padre di 3 figli

Sono dipendente da alcool e droga, specialmente chang’aa. Ho bevuto per 26 anni. Non potevo far nulla senza bere. Cercavo disperatamente di bere almeno una tazza di chang’aa e solo allora potevo andare a lavorare. Spendevo tutto quello che avevo guadagnato per bere. Spesso nel chang’aa vengono messe mutande da donna, i loro assorbenti mestruati piegati con un fazzoletto di carta e immersi. C’è questa credenza, che il chang’aa sia migliore perché attira gli uomini.

Paul Gatundu Karinga - La mia storia

Macellaio

Ho iniziato a bere dopo la scuola superiore. Era il 2015. Non ricordo il giorno esatto, era il mese di ottobre.  Avevo bevuto tantissimo e sono andato al fiume per fare un bagno. Poi mi sono messo solo i pantaloni e sono andato a casa senza scarpe e senza giacca. Arrivato a casa la gente ha iniziato a dirmi che ero nudo. Grazie al Saint Martin ho iniziato a disintossicarmi. In passato era impensabile darmi dei soldi ma ora è possibile, si fidano.

Joyce Karima Kiburi - La mia storia

Sorella di Moses Kamau

Aspettavo solo il momento che ci dicessero che vevano trovato Moses morto da qualche parte. Una volta venne a casa ed iniziò a spaccare le pentole. A quel tempo i nostri genitori erano vivi. Lo amavamo, ma le cose che ci faceva non ci lasciavano pace.  Chiedeva a mia mamma “dammi soldi che voglio andare in chiesa a fare un’offerta”. Mia mamma gli dava qualche moneta e lui andava in chiesa  davanti a tutti con i pantaloni abbassati.  Una mattina lo portai nella stanza dove era solito dormire quando era dipendente da droghe e alcool. Pianse molto e mi disse “mio Dio! Sorella, vivevo in questa stanza?” Gli dissi “Certo, volevo sapessi da dove sei venuto fuori”. Ringrazio il Saint MArtin e non posso dimenticare. Ho grande rispetto per questa comunità.

IL SAINT MARTIN E IL PROGRAMMA PER LE DIPENDENZE E LA SALUTE MENTALE

Il Saint Martin CSA a Nyhaururu in Kenya accompagna persone con diverse fragilità. 65 dipendenti e oltre 500 volontari locali si occupano di dipendenze e salute mentale, minori svantaggiati e diritti umani.

Il Programma per le Dipendenze del Saint Martin, segue ogni anno oltre 400 persone nel loro percorso riabilitativo, accompagnando più di 100 famiglie e formando 60 volontari sulle dipendenze. Il motto è Only through community-Solo attraverso la comunità.

Buone pratiche di prevenzione e gestione delle fragilità possono avere successo ed essere effettivamente riabilitative solo se ricadono su una comunità competente capace di dare accoglienza e sostegno.
www.saintmartin-kenya.org

I programmi del Saint Martin CSA

Progetto realizzato da

Fotografie
Andrea Signori

Video
Marco Zuin

Un ringraziamento particolare va al Saint Martin CSA e al Programma per le Dipendenze e la Salute Mentale. Infine grazie a tutte le persone che non hanno avuto paura di condividere con noi le loro fragilità.

ANDREA SIGNORI
fotoreporter freelance, contributor dell’agenzia Parallelozero, laureato in Scienze Politiche, è diplomato presso la prestigiosa Scuola Romana di Fotografia e Cinema. L’interesse per il mestiere di fotoreporter si è evoluto osservando i fenomeni che legano l’uomo al territorio, nei suoi legami più profondi, realizzando lavori in Italia, Africa, est Europa, Medioriente e Sud America. I suoi reportage sono pubblicati nelle più importanti riviste italiane e internazionali tra cui Newsweek, Panorama, 7, Corriere Della Sera, Repubblica, Terra Mater, Courrier International, La Stampa e altri.
andreasignori.com.

MARCO ZUIN
filmmaker e autore. Laureato al DAMS Cinema di Bologna con una tesi sul ruolo della famiglia nel cinema italiano. Negli ultimi anni si è dedicato alla produzione di cortometraggi e documentari sociali per Ong, fondazioni e onlus: Me, We (2013), Daily Lydia (2014), La sedia di cartone (2015), Niente sta scritto (2017), Hoa (2018), Badilisha (2020), Passi verso l’Altrove (2020), Invisibles (in produzione) sono stati selezionati in numerosi festival in Italia e nel mondo, ottenendo visibilità e premi. Ha curato l’opera collettiva Le storie che saremo (2020) in cui sette autori interrogano questo fragile presente attraverso la forza dei filmati di famiglia. Ha realizzato con l’attore e poeta Vasco Mirandola gli Zuggerimenti poetici (2011-2017), microfilm per visualizzare la poesia; con lo scrittore Matteo Righetto la web serie L’anno dei sette inverni (2021) sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente nell’anno della pandemia. Alla base del suo approccio al cinema e al documentario c’è l’idea di sociale inteso come socialità e attenzione al senso di comunità.
www.videozuma.it

IL SAINT MARTIN CSA si trova a Nyahururu in Kenya. Dal 1998 accompagna persone con diversi tipi di fragilità. Oggi 65 dipendenti e oltre 500 volontari si occupano di dipendenze e salute mentale, minori svantaggiati e diritti umani. Il Saint Martin promuove la solidarietà coinvolgendo e formando persone capaci di prendersi cura direttamente e gratuitamente di coloro che hanno più bisogno. Il motto è “Only through community – Solo attraverso la comunità”. Il Programma per le Dipendenze del Saint Martin segue ogni anno oltre 400 persone nel loro percorso riabilitativo, accompagnando più di 100 famiglie e formando 60 volontari sulle dipendenze. / www.saintmartin-kenya.org