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     Niente sta scritto è il nuovo progetto di Fondazione Fontana Onlus.

    Il documentario di Marco Zuin,  accompagnato da un libretto con riflessioni a cura di Piergiorgio Cattani, sarà disponibile a partire dal 30 novembre.

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    oltre 4000 Beneficiari dei progetti di cooperazione che  si ispirano ad un approccio comunitario e partecipativo.

     

     

     

     

    Quattro i paesi con i quali lavoriamo: Kenya, Ecuador, Bosnia e Israele

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Con i piedi per terra_02.02.2012

 

                             
               
       

Con i piedi per terra_02.02.2012_Sulle cure mediche e su come cooperare con il volontario

Simona accompagna i volontari del St. Martin "in the fields", i campi, dove incontrano  i beneficiari, ma anche altri volontari impegnati nel coinvolgimento delle comunità. Ore e ore di strada e polvere per raggiungere famiglie lontane.

                             

IN CAMMINO CON IL ST. MARTIN di Martina Pegoraro  
Rosso, verde e azzurro.
Sono i tre colori che riempiono lo sguardo qui in Kenya.
Il rosso della polvere che in questi giorni si alza e ti entra dappertutto, il verde della vegetazione rigogliosa dopo le piogge e l’azzurro del cielo terso.
Sono i colori che circondano le persone quando si incamminano la mattina presto per andare al lavoro o a scuola. Quelli che osservi viaggiando sui matatu, i tipici mezzi di trasporto collettivo, dove sei sballottato di continuo per le enormi buche che si aprono come voragini lungo le strade.

Le strade che quotidianamente i membri dei programmi del St.Martin percorrono per raggiungere i “fields”, i campi, dove incontrano sia i beneficiari che i volontari impegnati nel coinvolgimento delle comunità. Ore e ore di strada e polvere per raggiungere famiglie lontane.
Case di legno e lamiere. Odore di terra, bestiame, cibo sul fuoco. Alle pareti immagini di Gesù, con la pelle bianca, e di santi.
La gente accoglie gli staff dei programmi e i volontari come fossero vecchi amici, li invita ad entrare, magari in kikuyu, perché lo swahili non lo conosce. Figuriamoci l’inglese. E saluta pure te che sei bianco e hai un grosso zaino sulle spalle da cui, sono certi, tirerai fuori la macchina fotografica o magari la caramella del muzungu per i bambini.
Poi capita che su quel divano distrutto, ad un angolo, sia rannicchiata una bambina disabile che sorride al fisioterapista, prima di cominciare a fare la seduta di esercizi.
Oppure succede che la padrona di casa mostri il frutto del suo lavoro nell’orto dove stanno crescendo il mais, il cavolo cappuccio e gli alberi da frutto, grazie all’intervento del programma sul microcredito.

E ancora, potresti finire in una vecchia chiesa costruita con assi di legno, dove nel giro di poco tempo arrivano dieci mamme con altrettanti bambini sulle spalle, legati con i parei colorati, che uno dopo l’altro, e un pianto disperato dopo l’altro, si sottopongono ai vari esercizi di fisioterapia su un vecchio materasso posizionato sotto l’altare.
O magari, seduto sul letto dentro casa, incontri Stephen, poco più che trentenne, sieropositivo che, colpito da un ictus, oggi ha limitate capacità motorie. Accanto a lui siede Mama Njambie, una volontaria del programma sull’Hiv, che segue il caso del giovane da alcuni anni. Le parole di Stephen sono piene di ammirazione per questa donna: «Spesso sono seduto da solo sul letto in casa e mi vengono in mente tanti pensieri… poi a un certo punto arriva Mama Njambie a chiedermi come sto e a farmi compagnia».
I volontari, oltre milleduecento, sono la struttura portante del St.Martin. Sono loro che, collaborando con gli oltre ottanta membri degli staff dei programmi, informano, sensibilizzano, motivano e stimolano le diverse comunità a prendersi cura delle persone più fragili.
E lo fanno camminando ogni giorno sulle strade di Nyahururu e di questa zona del Kenya per incontrare gli ultimi e i più fragili e dare loro l’opportunità di una vita migliore, sempre attraverso il coinvolgimento e l’attivazione della comunità o, per dirla alla St. Martin, only through community.

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