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     Niente sta scritto è il nuovo progetto di Fondazione Fontana Onlus.

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    Quattro i paesi con i quali lavoriamo: Kenya, Ecuador, Bosnia e Israele

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Con i piedi per terra_01.02.2012

 

                   

                                                                        

Con i piedi per terra_01.02.2012_Talitha Kum.

Il più piccolo si chiama Brian e ha cinque anni. Il maggiore invece è William e ha già superato i diciotto. Fanno parte della stessa famiglia, enorme e accogliente. È quella di Talitha Kum, il centro aperto nel 2005 dal St. Martin a Nyahururu, che oggi ospita 63 bambini e ragazzi sieropositivi.
Talitha Kum in aramaico significa “Fanciulla, alzati”. Sono le parole che, secondo il Vangelo di Marco, Gesù rivolge ad una bambina morta, la figlia di Giairo, facendola resuscitare.
Al Talitha Kum, infatti, i bambini possono rialzarsi, ricominciare a vivere appieno ogni giorno, nonostante la loro esistenza sia già stata colpita duramente.                 

Il centro è stato aperto nel 2005 a fronte della presenza di numerosi bambini orfani di genitori affetti da Hiv, morti in seguito a complicazioni di vario tipo. Un problema molto diffuso in Kenya, come nel resto del continente africano.
All’epoca il programma del St.Martin relativo all’Hiv aveva identificato casi di bambini orfani che non potevano essere seguiti dai parenti o dai nonni troppo anziani o che venivano addirittura rifiutati proprio perché sieropositivi. L’Hiv rappresentava uno stigma molto forte nella cultura locale.
Nonostante il grande lavoro svolto dal St.Martin perché fossero le comunità a prendersi cura di questi piccoli, la situazione era talmente critica da richiedere l’apertura di una struttura specifica.
Oggi Talitha Kum è gestito dalle suore Dimesse locali e grazie all’attività di sensibilizzazione promossa dal St.Martin nelle scuole, tutti i piccoli ospiti possono frequentare le scuole pubbliche, a cui inizialmente non erano ammessi.
«All’inizio i bambini arrivavano molto indeboliti e facevamo parecchi viaggi in ospedale ogni giorno - racconta sister Agnes - in questi anni le cose sono migliorate, ci prendiamo molta cura di questi piccoli e della loro salute; inoltre cerchiamo di garantire loro una dieta equilibrata e una buona atmosfera a casa. E poi qui i bambini imparano la vita di comunità e ad aiutarsi uno con l’altro».
In questi anni sull’argomento dell’Hiv sono stati fatti dei passi avanti in tutto il paese; ad esempio oggi il test viene svolto senza necessità di pagamento sia in centri appositi che all’ospedale, inoltre il governo passa gratuitamente le medicine.
«I bambini di Talitha Kum, soprattutto i più grandi, sanno bene cosa vuol dire Hiv visto che molti di loro hanno assistito i genitori malati – spiega Alessia Fornelli, laica fidei donum di Venezia, che vive nel centro - Ciò nonostante hanno un gran coraggio nell’affrontare la vita. Dicono: sia che viviamo un giorno, un mese, un anno, lasciateci vivere pienamente, come va vissuto!»
Come Margareth, undici anni, che alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?” risponde decisa: «L’insegnante o la suora! Oppure tutt’e due assieme!» di Martina Pegoraro

 

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