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     Niente sta scritto è il nuovo progetto di Fondazione Fontana Onlus.

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    Quattro i paesi con i quali lavoriamo: Kenya, Ecuador, Bosnia e Israele

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Con i piedi per terra_28.01.2012


   

 

Oltre mille paia di occhi fissano in silenzio i passi e i movimenti della danza che si dipana sulle dolci note dell’Ave Maria di De André, cantata da Antonella Ruggiero.
Tante sono le persone che in questo caldo sabato keniota gremiscono il salone della parrocchia di Mochongoi, nella località di Ng’arua (altopiano di Nyahururu, nei pressi della Rift Valley) per incontrare Simona Atzori. Molti sono accampati anche all’esterno e cercano di seguire l’appuntamento dalle finestre.                   

muchungui02Si tratta della seconda giornata del viaggio che la ballerina ha intrapreso a Nyahururu, in Kenya, all’insegna dello slogan “Feet on the ground” (Piedi per terra), che la sta portando a conoscere alcune realtà significative di questa zona.
«Grazie per avermi invitata qui a condividere con voi la mia danza – esordisce Simona nel saluto iniziale - è la mia seconda volta qui in Kenya e mi sento veramente a casa».
All’appuntamento sono presenti molti alunni delle scuole elementari e superiori della zona, adulti e bambini della parrocchia, ma soprattutto le persone disabili della “special unit” della scuola elementare di Ng’arua. Molte le domande sul tema della disabilità che sono rivolte a Simona.
«Cosa pensi rispetto al fatto che molto spesso le persone disabili in Kenya sono rifiutate?» chiede uno studente.
«Siamo tutti esseri umani con diverse possibilità e capacità – afferma l’artista - Siamo tutti unici perché abbiamo un cuore, un cervello, una capacità di amare, e dobbiamo condividere questa unicità. Credo sia nostro dovere celebrare lo stupendo dono della vita».

Tra i presenti vi sono anche i genitori dei disabili a cui Simona si rivolge dicendo: «Credo che il ruolo dei genitori sia cruciale, è l’inizio di tutto. Quanti vivono accanto a persone con disabilità devono spronarli a scoprire i propri talenti. I miei genitori mi hanno dato il meraviglioso aiuto di non farmi sentire una persona con disabilità. Per loro sono e sarò sempre solo Simona, la loro figlia. Io e i miei genitori abbiamo imparato che nella vita ci sono diversi colori e la disabilità è appunto un colore differente, un modo diverso di amare e di essere amati».

Inoltre non mancano le curiosità sugli aspetti più pratici a cui la ballerina risponde con un semplice «Tutto ciò che voi fate con le mani, io lo faccio con i piedi e poi posso sempre contare su persone che mi aiutano».
Nonostante il caldo e il sovraffollamento, il pubblico partecipa con entusiasmo anche alle danze e ai canti che scandiscono i diversi momenti di  saluto.
L’incontro si conclude alle tre del pomeriggio, quando i partecipanti riprendono la strada di casa, che per alcuni si trova a qualche ora di distanza.
«Penso che il messaggio trasmesso oggi da Simona nella nostra parrocchia sia stato molto potente – sottolinea don Mariano Dal Ponte, missionario fidei donum della diocesi di Padova, da dieci anni in Kenya e da tre anni parroco di Mochongoi – in questa zona un approccio aperto alla disabilità non è così scontato. Quello di oggi è stato un intervento educativo che ha gettato un seme importante». di Martina Pegoraro

 

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